Ricerca multidisciplinare, politiche pubbliche, patrimoni bioculturali e voce dei pastori al centro della giornata internazionale dedicata all’IYRP 2026

Transumanza e pastoralismo: all’Università del Molise un confronto internazionale sul futuro della pastorizia estensiva

Il 2 ottobre si è svolta, presso l’Università degli Studi del Molise, la giornata internazionale “Transhumance and Pastoralism: Biocultural Heritage and Ecosystemic Services”, promossa nell’ambito dell’International Year of Rangelands and Pastoralists – IYRP 2026 e inserita nel calendario delle iniziative dedicate all’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. L’incontro, organizzato dall’Università degli Studi del Molise, dal Centro di ricerca BioCult – Patrimonio BioCulturale e Sviluppo Locale con il patrocinio dell’Accademia dei Georgofili, ha riunito studiose e studiosi, rappresentanti istituzionali, operatori del settore, pastori e pastore, ponendo al centro il rapporto tra transumanza, pastoralismo estensivo, patrimonio bioculturale, servizi ecosistemici, politiche di sviluppo rurale e futuro delle aree interne. La giornata si è aperta con i saluti delle autorità accademiche e istituzionali e delle rappresentanze del settore. Tra gli interventi di particolare rilievo, Sandra Scarlatelli, in rappresentanza della Regione Molise, ha espresso il sostegno della propria struttura regionale e dell’Assessorato alle Politiche agricole alle tematiche affrontate e al percorso di confronto avviato tra ricerca, istituzioni e mondo pastorale. Ugualmente significativa la presenza della soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Molise, Francesca Riccio, che ha richiamato l’importante lavoro di tutela e di vincolo della rete tratturale. Un’azione di salvaguardia che precede lo stesso riconoscimento della transumanza quale patrimonio culturale immateriale e che riguarda direttamente l’infrastruttura viaria dei tratturi, posta sotto tutela rispetto a trasformazioni, aggressioni e usi impropri dei terreni sottoposti a vincolo. Il suo intervento ha così riportato l’attenzione sulla dimensione materiale e territoriale del patrimonio transumante: non soltanto una pratica culturale da riconoscere, ma anche una rete fisica di percorsi da preservare e mantenere funzionale. La presenza della Soprintendenza era prevista tra i saluti istituzionali del programma della giornata. Andrea Bassini, direttore tecnico dell’Associazione Italiana Allevatori, impossibilitato a partecipare per un concomitante impegno istituzionale, ha voluto ribadire  in un circostanziato messaggio il sostegno di AIA alla traiettoria indicata dal convegno. Nel suo saluto, Bassini ha sottolineato il valore della transumanza e della pastorizia come patrimonio bioculturale, presidio dei territori e fonte di servizi ecosistemici, ricordando come valorizzarle significhi sostenere concretamente allevatori e pastori, in particolare nelle aree interne e più fragili. Ha inoltre richiamato il ruolo dell’allevamento estensivo nella tutela della biodiversità e delle razze autoctone, nella cura dei paesaggi e nella valorizzazione delle produzioni di qualità.  La qualità degli interventi scientifici e la loro forte sinergia hanno rappresentato uno degli elementi più significativi dell’intera giornata. Il confronto ha mostrato come un tema complesso quale quello del pastoralismo non possa essere affrontato efficacemente da una singola prospettiva disciplinare, ma richieda l’incrocio tra antropologia, ecologia, zootecnia, economia agraria, studi sulle politiche pubbliche, conservazione della biodiversità e analisi territoriale. Proprio questa pluralità di competenze ha permesso di costruire un quadro integrato, capace di mettere in relazione riconoscimento culturale, supporto economico, condizioni di lavoro, sostenibilità ambientale e prospettive di sviluppo.

Un momento centrale del confronto è stata la tavola rotonda moderata da Fabio Pilla, con Nunzio Marcelli, presidente della Rete APPIA per la Pastorizia, Francesca Cesaretti e Mario Borraro, prevista nel programma della sessione mattutina insieme agli interventi di ricerca. Dal mondo degli operatori del settore sono emerse domande, criticità e proposte che hanno riportato la discussione sulle condizioni concrete in cui si esercita oggi il mestiere pastorale. Tra i temi affrontati, la limitata efficacia del sistema delle compensazioni e la richiesta di orientarsi maggiormente verso forme di riconoscimento, anche economico, dei servizi ecosistemici forniti dalla pastorizia al paesaggio, alla biodiversità e all’ambiente locale. Sono stati inoltre discussi il tema delle quote pascoli e dell’accesso alle terre comuni, il rapporto spesso complesso con le aree protette, con la fauna selvatica e con i grandi predatori, gli squilibri percepiti nella distribuzione dei finanziamenti destinati allo sviluppo agricolo e rurale, nonché le prospettive aperte dai crediti di carbonio e la crescente burocratizzazione delle procedure e delle richieste di fondi e compensazioni. A questi aspetti si è aggiunta la riflessione sulla funzione quotidiana di custodia paesaggistica svolta dai pastori e sulla necessità che tale funzione trovi forme adeguate di riconoscimento. 

Un importante spazio è stato dedicato anche alla rappresentazione sociale del mestiere di pastore e alle conseguenze che questo immaginario produce nelle scelte delle giovani generazioni. In tal senso non è mancato un riferimento alle scuole di pastorizia, al fenomeno dei pastori e delle pastore di ritorno o dei nuovi operatori del settore e conseguentemente della trasmissione intergenerazionale dei saperi. Una riflessione che ha messo in relazione il futuro del comparto con processi più ampi di rigenerazione delle aree fragili e con la possibilità concreta di restare, tornare o scegliere di abitare e lavorare nei territori marginali. L’importanza di riconoscere i servizi ecosistemici della pastorizia è stata uno dei fili conduttori dell’intera giornata. I materiali scientifici del convegno hanno sottolineato come tali servizi non siano automatici, ma derivino da pratiche continuative di pascolamento, osservazione, movimento, manutenzione, negoziazione dell’accesso e cura del territorio. Tra essi rientrano il mantenimento di habitat aperti e paesaggi a mosaico, i cicli dei nutrienti, la fertilità del suolo, il controllo della biomassa e la mitigazione del rischio di incendi, la cura di punti d’acqua e sentieri e la produzione alimentare a basso input in aree difficili. In questa prospettiva, Michele Nori, Policy Officer della Commissione europea – DG Agriculture and Rural Development, ha approfondito il tema dei quadri di policy, dei finanziamenti europei e delle condizioni attraverso cui le politiche agricole possono sostenere, o talvolta ostacolare, la continuità dei sistemi pastorali. La sua partecipazione ha consentito di collegare le dinamiche locali e nazionali ai più ampi strumenti europei di sviluppo rurale. La sessione pomeridiana prevedeva inoltre gli interventi di Patrick Fabre, della Maison de la Transhumance in Francia, Luca Battaglini, dell’Università degli Studi di Torino, Olivier Hanotte, dell’Università di Nottingham, Pablo Manzano Baena, Greta Semplici e Anna Pia Urbano. Patrick Fabre ha offerto un’apertura comparativa sulle politiche e sulle pratiche di salvaguardia della transumanza in Francia e in Europa, mostrando come il riconoscimento del patrimonio immateriale debba accompagnarsi a strumenti concreti di tutela e implementazione delle pratiche. I contributi di Olivier Hanotte, Luca Battaglini e Pablo Manzano Baena hanno approfondito, da prospettive diverse, il rapporto tra pastoralismo, biodiversità, servizi ecosistemici, razze locali e salvaguardia dei patrimoni naturalistici. Fabio Pilla ha sviluppato gli aspetti relativi al miglioramento zootecnico e alle strategie di supporto all’allevamento estensivo, mentre Angelo Belliggiano ha proposto una lettura economico-agraria delle condizioni del comparto e delle opportunità connesse allo sviluppo territoriale anche nella ambivalente e delicata interazione con le prospettive del turismo rurale sostenibile e del cibo come grande volano di promozione e riterritorializzazione della produzione agropastorale.  

Interessante la prospettiva proposta da Greta Semplici sui giovani pastori, sui percorsi di ritorno e sull’emergere di nuove soggettività che scelgono la pastorizia come forma di lavoro e di vita, con particolare attenzione al contesto appenninico così come il contributo di Anna Pia Urbano sui living labs e la partecipazione comunitaria ai processi di valorizzazione dei patrimoni bioculturali lungo i tratturi. 

Questi temi hanno rafforzato l’idea, emersa più volte durante la giornata, che il futuro del pastoralismo dipenda non soltanto dalla sostenibilità ambientale, ma anche dalla riproduzione sociale del sistema: dalla possibilità, cioè, di garantire reddito, servizi, formazione, accesso alle risorse, riconoscimento sociale e condizioni di vita dignitose per chi sceglie di restare o tornare. I materiali della giornata hanno esplicitamente richiamato il ruolo del lavoro femminile, delle giovani generazioni e delle scuole di pastorizia nella costruzione di questo futuro.  La dimensione socioculturale e la valorizzazione dei patrimoni bioculturali della pastorizia nel concreto sviluppo e rigenerazione dei territori interessati dalla pastorizia è stata approfondita da Letizia Bindi, che ha coordinato e organizzato il convegno insieme al gruppo di ricerca composto da Barbara Mercurio, Jacopo Trivisonno e Michela Buonvino. Il suo contributo ha posto al centro l’interazione tra patrimoni bioculturali, tenuta dei territori, mobilità pastorale e lavoro quotidiano di custodia del paesaggio. La prospettiva proposta ha insistito sulla necessità di non separare la valorizzazione simbolica della transumanza dalle condizioni materiali che ne permettono la continuità e il valore cruciale delle competenze esperte nel sostenere e accompagnare questi processi virtuosi di salvaguardia e supporto. In particolare, i tratturi sono stati riletti non soltanto come testimonianze storiche o itinerari culturali, ma come infrastrutture vive: vie di mobilità, accesso, scambio e connessione territoriale. Se un tratturo viene celebrato come patrimonio ma non dispone di acqua, aree di sosta, condizioni di sicurezza e possibilità concrete di transito per animali e pastori, rischia di trasformarsi in una semplice immagine, perdendo la propria funzione economica, ecologica e sociale. 

La giornata ha così confermato come la transumanza e la pastorizia estensiva rappresentino un terreno privilegiato per costruire politiche integrate di territorio, capaci di tenere insieme patrimonio culturale, biodiversità, produzione alimentare, lavoro, manutenzione del paesaggio e coesione sociale. La ricerca sui tratturi molisani promossa dall’Università del Molise si muove del resto proprio nella direzione di collegare patrimonio bioculturale, opportunità di sviluppo economico, valorizzazione sostenibile e collaborazione con operatori e comunità del territorio. 

Dal confronto è emersa dunque una prospettiva condivisa: il sostegno al pastoralismo deve essere pensato all’interno di una strategia più ampia per le aree svantaggiate, i territori soggetti a spopolamento e le aree interne. Riconoscere la funzione dei pastori significa intervenire sull’accesso alla terra e all’acqua, sulla mobilità, sui mercati, sui servizi, sulle politiche ambientali, sulla formazione e sulle forme di remunerazione della cura del territorio. In questa direzione, il passaggio dal riconoscimento simbolico a concrete condizioni di futuro appare decisivo: riconoscimento, diritti, condizioni materiali e capacità di partecipare alle decisioni. È in questo intreccio che la transumanza può continuare a essere non soltanto un’eredità del passato, ma una pratica capace di contribuire alla rigenerazione dei territori fragili e alla costruzione di nuovi modelli di abitabilità delle aree interne. 

La giornata del 2 ottobre ha previsto anche la proiezione di Civiltà transumanti di Anna Kauber, autrice e regista da tempo impegnata nella documentazione del mondo rurale e pastorale. Il film restituisce attraverso immagini, testimonianze e paesaggi la transumanza come pratica viva, intreccio di mobilità, lavoro, relazione con gli animali, saperi e forme di appartenenza ai territori. La proiezione ha offerto così un ulteriore registro, visuale e narrativo, per rileggere molti dei temi scientifici e antropologici affrontati durante il convegno. A chiusura dell’iniziativa, nella mattinata di sabato 3 ottobre, si è svolta inoltre una visita all’azienda di Carmela Colavecchio, Mario e Pietro Borraro, in Contrada Selva a Castropignano. La visita ha offerto l’occasione di osservare direttamente l’allevamento al pascolo, le pratiche di gestione aziendale e la lavorazione casearia tradizionale, riportando sul terreno molti dei temi discussi nel corso del convegno. Il confronto con l’esperienza concreta dell’azienda ha consentito così di apprezzare in modo particolarmente evidente il carattere bioculturale del pastoralismo: l’intreccio tra saperi, pratiche produttive, cura degli animali, uso del pascolo, trasformazione alimentare e conoscenza del territorio. La seconda giornata era infatti pensata come momento di conoscenza territoriale e di coinvolgimento diretto degli operatori, con visita all’allevamento e cammino sul tratturo. 

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